Barcellona suggestiva tra tradizioni del carnevale e modernità architettonica

Barcelona és carnaval

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Dopo la splendida avventura di Minorca, #MyVuelingCity mi ha offerto la possibilità di volare a Barcellona, durante il Carnevale, per scoprire gli angoli meno battuti dal turismo classico.

E’ una sfida affascinante e molto divertente. Soprattutto perché il Carnaval, qui a Barcelona, mi fa scoprire un lato diverso dello spirito catalano. Forse un po’ più oscuro, legato al fascino stretto e segreto del Barrio, sicuramente magico.

Dal 7 al 13 di febbraio, Barcelona és carnaval. La capitale catalana torna ad essere lo scenario di tutta una serie di spettacoli ed eventi che (come lo scorso anno) scelgono di recuperare i modelli storici della festa, soprattutto con la partecipazione di tutti i quartieri della città. Chi vuole di più, può fare un salto anche alla vicina Sitges.

I quartieri tradizionali: el Gòtic e el Raval

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Per avventurarmi nel Barri Gòtic, nel cuore dell’antica città medievale, devo tuttavia farmi mezza vasca per La Rambla, fiume umano famoso in tutto il mondo, ma non mi dispiace affatto. Anzi, sono premiato subito, dal cortile del settecentesco palazzo Virreina, gioiello di arte barocca.

Se sulla facciata, si affacciano le grandi foto di Alberto Garcìa-Alix, per un’esposizione, dentro il cortile enormi pupazzi e gigantesche maschere, aspettano di celebrare (sfilando il 12 febbraio) la festa di Santa Eulalia, santa martire e co-patrona della città.

Infilandosi poi nei quartieri vecchi, tra el Gòtic e el Raval, si resta sempre colpiti dal contrasto di esplosioni di luci e colori con gli angusti vicoli bui e inquietanti che intrecciano il ventre di Barcellona.

El Ingenio: casa del carnevale catalano

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Dopo qualche curioso negozio, arrivo finalmente a destinazione. Era questo il posto che cercavo: “El Ingenio”, un vecchia bottega che emette una fioca luce sullo strettissimo Carrer d’en Rauric.

Un posto incredibile. Dove le gigantesche maschere del carnevale catalano trovano dimora. Ma ci sono anche costumi, accessori teatrali, per giocolieri, per illusionisti e maghi. Mono-cicli per clown, scarpe enormi, pupazzoni, pupazzetti e parrucche di ogni genere.

Per chi ha l’ansia di quello strano, tetro sentimento carnevalesco, quel misto di malinconia, finzione e follia, questo posto non è indicato. Ti avvolge il suo conturbante spirito. Vorresti comprare una maschera e nemmeno sai esattamente perché. Sei rapito dalla spersonalizzazione.

Riesco a resistere, anche perché i prezzi sono piuttosto alti, e nonostante la squisita gentilezza del personale, esco da questo piccolo mondo del travestimento che ipnotizza. Il carnevale ha un lato oscuro e affascinate, ora ne sono certo. Venezia lo sa bene.

Mi dicono che ci sono molte sfilate tradizionali (ben 34 distribuite per tutta la città). E che dopo l’arrivo del Re Carnevale, che ha già dato il via alle celebrazioni, seguirà la Taronjada, la battaglia campale di color arancio basata sul tutti contro tutti. Solo la sepoltura della sardina, metterà la parola fine alla festa.

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Metti una sera qualsiasi a Barcellona

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Mi sposto verso il mare e verso Barceloneta, scendendo per le viuzze, m’imbatto in “Papabubble”, un curioso negozietto dove la gente si accalca. Sembrerebbe una bodega antica, ma l’idea è moderna, figlia della passione di alcuni australiani per caramelle e lecca-lecca.

Mentre una ragazza scrive sul vetro della porta, dentro stanno preparando le caramelle. E il pubblico è curiosissimo. Classico esempio di “retro-sfera”. Nostalgia del passato. Hanno curato questo posto, come vedete, già dalle vetrine. Ed è molto grazioso nel Carrer Ample, che si snoda fra artigiani, strumenti musicali e bistrot alla francese.

Il cielo sopra il mio labirinto di stradine è sempre più giallo. Passeggerò per Port Vell in uno scenario da fine del mondo. Ma questo è un altro post. Per ora mi fermo qui. E mi faccio qualche tapas.

La Nuova Barcellona, monumenti avveniristici

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Come promesso, dopo il mio giro carnevalesco, eccovi una lunga passeggiata nella “nuova” Barcellona. Non posso dire che gli edifici e i luoghi che sono andato a fotografare siano meno famosi di quelli della Barcellona classica, ma certo, come mi aveva proposto la sfida di #MyVuelingCity, sono meno battuti dal turismo di massa.

Andiamo con ordine. Mi sono concentrato sulle opere e le zone più moderne. In realtà Barcellona è sempre stata campione di modernismo, ma solo negli ultimi anni, dopo le Olimpiadi del ‘92, resto del mondo sembra averlo scoperto.

Simboli contemporanei & torri

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La prima sera, sotto un cielo gonfio e giallastro, ho fatto due passi a Port Vell, su un deserto Moll del Rellotge, verso il MareMagnum, rimbalzando sulle elastiche assi curvate della grande passerella.

Mi sono quindi lanciato verso il simbolo incontrastato della “nueva Barcelona”. La luminosissima Torre Agbar. Il grande cetriolo, rigorosamente blaugrana, di Jean Nouvel. Sede dell’azienda municipale per la fornitura dell’acqua, purtroppo non permette di accedere al suo ultimo piano (immaginate una cosa del genere in Asia o in USA, sarebbe blasfemo), ma per le viste sulla città mi sono rifatto altrove.

Proprio dal Parc de Montjuic ho potuto intravedere altre due tipiche espressioni della moderna Barcellona. La Torre Telefónica di Calatrava e il sinuoso grattacielo rosso di Toyo Ito sulla Gran Via des Corts Catalanes.

Geometrie lunari

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Il posto che comunque più colpisce per il suo stile lunare e avveniristico è senz’altro El Fòrum. Siamo piuttosto distanti dal centro. Un’enorme area industriale dismessa è divenuta un polo di attrazione per congressi, manifestazioni, concerti e ovviamente skateboarders.

A fare da padrone della scena è il grande “ufo” triangolare, l’Edifici Fòrum, opera di Herzog e de Meuron, sospeso come per magia a pochi metri da terra. Una vera creatura aliena, ricca di affascinanti effetti luce specchianti interni ed esterni che permettono giochi prospettici con ogni elemento limitrofo. Cielo compreso.

Proprio accanto al triangolone scuro, spicca da poco, un alto e tagliente grattacielo bianchissimo, la nueva sede della Telefónica di Barcellona. L’incontro scontro tra scuro orizzontale e verticale chiaro è un gioco geometrico che stuzzica ogni punto d’osservazione. Dopo aver esagerato con gli scatti proseguo verso il gigantesco pannello fotovoltaico sul mare, modello e simbolo ecologico della zona.

All’ombra del grande girasole energetico, si può proseguire attraverso un ponte pedonale il nuovo Port Fòrum, piccolo porticciolo che ospita yacht di gran lusso. Ancora oltre nasce la Zona de Banys, una tranquilla area balneare, poco frequentata perfino dagli stessi barcellonesi, eccetto che per un fotografo e la sua coraggiosa modella (non faceva caldissimo…).

Per chiudere in bellezza, torno però al Port Olìmpic, a salutare lo scintillante Peix di Frank Gehry. Qui indubbiamente la folla non manca mai. Ma dopo tanti spazi e scorci sconosciuti, fa piacere anche ritrovare i “soliti profili”.

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I mirador: la capitale catalana vista dal cielo

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Non ci sono solo gli angeli di Wenders a scrutare e spiare dall’alto i passanti di Berlino. Ogni città ha i suoi punti di osservazione dal cielo. Occhi magici che volano sulla metropoli.

#MyVuelingCity mi ha regalato due ali per scoprire quelli di Barcellona. Ho provato in una giornata e mezza ad appollaiarmi su almeno 3 dei suoi migliori mirador.

La collina più famosa del capoluogo catalano è ovviamente quella di Montjuïc, con il suo castello militare disadorno, da dove si può godere una vista magnifica sulla città e sul porto. I barcellonesi vengono qui come noi romani andiamo al Gianicolo.

Il fascino di questo posto sta proprio nello scontrarsi prospetticamente contro il profilo di Barcellona. Non a caso per le Olimpiadi fu sistemato qui sotto, il trampolino per tuffi più spettacolare che si ricordi. Oggi le piscine olimpiche di quel lontano 1992 non stanno in gran forma, ma il cannocchiale resta unico al mondo.

Si può restare una mattinata, col sole alle spalle, a riconoscere le sagome e i dettagli della città. Sedendo su uno dei muretti di cinta del castello si contempla la grande distesa urbana, che corre dal mare verso le colline.

La zona portuale, verso est, dall’alto sembra una scatola ordinata del lego. I containers colorati si perdono a vista d’occhio. Sul fondo, lo smeraldo del Mediterraneo. L’Italia è da quelle parti.

La collina di Montjuïc (il cui nome deriva dal catalano medievale: Mont dels Jueus e significa “monte degli ebrei”) si può raggiungere con una cabinovia comodamente, ma è molto piacevole passeggiare (soprattutto in discesa) per tornare a Barceloneta.

Così mi incammino verso il basso, deciso a puntare esattamente all’opposto dell’orizzonte. Attraversando tutta la città. Chiedendo a chi incontro dove sia quella chiesa bianca lassù in cima che si vede praticamente da ogni punto. Verso Ovest.

La collina del Tibidabo

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Arrivo così finalmente alla collina di Tibidabo. Si tratta di un vero e proprio monticello alto 512 metri che domina Barcellona. Proprio sul cucuzzolo, c’è il Sagrat Cor, chiesa dedicata a San Giovanni Bosco, che più che ricordare il suo modello parigino, richiama alla mente il Redentore di Rio.

Grazie ad un ascensore si giunge fino alla parte superiore, posta a 575 metri sul livello del mare. Da quassù l’effetto è impressionante. Barcellona sembra minuscola. Lontana. Osservata dalle alte statue mute che si chinano sul vuoto sfidando la gravità.

Alle sue spalle il verde delle colline catalane fa pensare alle storie di Tolkien. Una roccia sinistra si staglia sull’orizzonte. Ancora un paio di metri verso l’alto e riesco a vedere il re a Madrid…

Il vento è troppo violento. Il tramonto cala sull’orizzonte, e la torre delle telecomunicazioni spicca nell’ombra della notte che si prepara a coprire tutto. Ho giusto il tempo per tornare a casa per evitare di trovarmi al buio.

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Il telefèric del port: inutile e romanticissimo

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La mattina dopo, di buon’ora, decido di fare qualcosa di meno faticoso. Mi ricordo del delizioso film “l’appartamento spagnolo” e rivedo mentalmente la scena della funivia (la telefèric del port) in mezzo alla città. Alzo gli occhi al cielo ed eccole lì, le due piccole cabine che penzolano su Cristoforo Colombo.

Onestamente è una cosa del tutto inutile. Come faceva vedere bene il film (a proposito, c’è un sito del turismo di Barcellona utilissimo per gli amanti del cinema). Tuttavia è incredibilmente romantico. Arrivederci Barcelona.

Testo e foto © By RondoneR

Già su travelblog.it: Barcellona tra Carnevale, cielo & architettura moderna

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