La Francia e il Coronavirus: pragmatismo gallico o cinico opportunismo?

Stasera, giovedì 12 marzo 2020, nuove misure drastiche sono state annunciate dal président de la République. Tutte le scuole francesi saranno chiuse a partire da lunedì 16 marzo e fino a nuovo ordine. La Francia segue lo ‘scenario italiano’.

Cosa penso fra le righe e prima di sottoporvi ad una lunga lettura.

Egoisticamente sono sollevata all’idea di aver ritrovato una certa fiamma narrativa che mi si riaccende puntualmente con i picchi d’adrenalina. In quanto mamma residente a Parigi sono preoccupata e non solo per il virus. Come professionista impegnata nella scrittura da più di un decennio sono angustiata dai teatrini di facebook. Dalle necessità di allarme, dalle critiche sterili e dal continuo bisogno di contrapposizione.

La cosa che mi fa più paura è l’ignoranza, il bisogno di commentare a tutti i costi, la necessità di costruirsi una credibilità effimera.

Per il resto son qui a casa in attesa, con una bella pancia e tante cose che girano per la testa.

Organizziamo il domani con lucidità.

Il modello francese

La Francia non è un paese dominato dal pathos, ma la patria del protocollo.

Si tratta di un assunto improrogabile per tentare di comprendere la gestione dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. In Francia le grandi crisi sono all’ordine del giorno e la maniera di affrontarle diverge diametralmente da quella adottata in Italia. Si tratta a mio modesto parere di due modelli opposti, che affondano le proprie radici in società sviluppatesi diversamente, nonostante la loro vicinanza geografica.

Estrapolando una tendenza generale (non scevra da semplificazioni) si potrebbe concludere che la Francia è statistica, la Francia è collettiva e tale è la gestione che la domina, ad ogni livello organizzativo. Sollevare la responsabilità del singolo, inglobandola in un più ampio movimento e in una serie di procedure elaborate e testate in anticipo, consente una certa capacità predittiva capace di rassicurare le masse e di guidare l’individuo, soprattutto in tempi di incertezza.

La governance fattuale

Non c’è da stupirsi che le ultime settimane siano state vissute e percepite in maniera completamente diversa oltre frontiera. Il governo francese e i francesi stessi sono stati accusati di essere superficiali, opportunisti, incoscienti, egoisti. Un insieme di critiche che non sono estranee a certi topos del consueto french bashing. Eppure difficile immaginare un approccio diverso in terra francese, a maggior ragion in tempi di campagna elettorale (il primo turno delle elezioni municipali è previsto per il 15 marzo, il secondo per il 22). A ben guardare non si tratta che dell’ennesimo esempio di governance fattuale o di pragmatismo gallico, che dir si voglia.

Quella che si attua in Francia è una visione sistemica che ci è estranea? Possibile.

Che ci appaia cinica e disumana? Altamente probabile.

Stimare per ottimizzare

Non è un caso se il metodo del triage médical sia particolarmente diffuso in Francia.

La valutazione del rischio mira a ottimizzare le risorse disponibili per non non mettere in ginocchio i pronti soccorsi degli ospedali. Sequestrare tutta la produzione di mascherine per gestirne la distribuzione ai soli professionisti della salute (o a persone che abbiano un’esigenza comprovata su presentazione di ricetta medica) è il risultato di un atteggiamento pragmatico. Contenere per decreto i costi del gel disinfettante e autorizzare le singole farmacie a produrlo e a commercializzarlo, uno strumento di prevenzione delle speculazioni.

Più difficile la scelta di limitare il numero di tamponi alle sole persone presentanti gravi sintomi, fermo restando il ruolo strategico occupato da tali persone e il principio di continuità statale (dopo aver constatato la positività al virus del ministro della cultura francese Franck Riester, tutti i ministri a rischio e lo stesso presidente sono stati testati, pur non presentando necessariamente sintomi).

Il tentativo di contenere l’indice della paura

Non si può ovviamente affermare che la cosa sia pacifica, che non ci siano state voci dissidenti, ma domina un certo fatalismo che è frutto di un lungo processo di apprentissage.

Il mantenimento delle attività produttive aiuta a prevenire penurie e problemi logistici, in un paese che conta ancora numerosi territori esterni alla Francia metropolitana, tale atteggiamento è più che comprensibile. Tenere le scuole aperte finché possibile minimizza le differenze sociali e permette agli operatori sanitari, ai pompieri a agli specialisti del primo soccorso di assicurare la propria missione di servizio.

I primi casi attestati di coronavirus in Francia (e in Europa) risalgono alla fine del mese di gennaio, e da allora numerosi provvedimenti restrittivi, adattati caso per caso, sono stati presi. L’isolamento dei pazienti provenienti da zone a rischio, l’individuazione di cluster e la limitazione degli spostamenti in tali zone, il continuo battage per incentivare la diffusione dei gesti-barriera sono all’ordine del giorno e il telelavoro è già stato messo in atto in numerose aziende. I residenti delle case di riposo sono isolati e le visite esterne, sospese.

Nonostante ciò le risposte francesi non sono state sufficienti a contenere l’indice della paura e il fattore tempo rischia di giocare contro la strategia di Macron. Senza dimenticare che la sospensione degli accordi di Schengen e l’installazione delle frontiere interne all’Europa, per quanto ormai necessaria, potrebbe danneggiare pesantemente l’economia.

Preoccupazione numero 1: evitare il panico!

La Francia non è stata a guardare. Ha osservato in silenzio, si è preparata prendendo esempio dai grandi focolai esteri (la Cina in primis, poi l’Iran e l’Italia stessa) e ha reagito a suo modo pendendo atto dell’ennesima crisi, che ha seguito quella dei gilets jaunes e si è quasi intersecata con uno degli scioperi nazionali più importanti dell’ultimo quarto di secolo.

E allora cosa ci si sarebbe dovuti aspettare da una struttura governativa così sollecitata?

Di certo non una reazione emozionale, tanto aliena al modo di pensare francese, quanto potenzialmente incomprensibile ai più. Che le critiche estere sarebbero arrivate presto era fuori di dubbio, ma non si può ignorare che l’eterogeneità della compagine nazionale francese è coerente con tale modo di affrontare le cose.

L’approccio pragmatico e le tematiche generazionali

Mio padre ricorda i tempi del colera a Napoli negli anni ‘70. Io quelli che hanno seguito gli attentati terroristici che hanno insanguinato la Francia dal 2012 al 2019.

Mi sono scontrata più volte e in prima persona con un modo di concepire l’esistenza completamente estraneo a quello italiano e dopo grandi crisi di nervosismo sono arrivata ad una conclusione più istruttiva. Immergersi in ogni sorta di procedura e avere a che fare quotidianamente con la temutissima macchina burocratica francese aiuta a comprendere, almeno in parte e per quanto possibile, tali atteggiamenti. Reazioni che sono il frutto di una certa mancanza di elasticità e dello spirito di previsione collettivo messo in atto proprio per sopperire alla mancanza di slancio del singolo.

L’Italia è un paese di eroi, capace di mobilitare il meglio delle sue risorse per far fronte all’emergenza. L’Italia è una terra di frontiera, una nazione sopravvissuta a mille crisi di ordine geopolitico che ha affrontato innumerevoli catastrofi naturali. L’italia è un paese di memoria e d’esperienza, che può contare sulle generazioni precedenti e appoggiarsi su un grande bagaglio per la gestione dell’estremo (che si rivela utile in situazioni come quella odierna).

La Francia è paradossalmente (e non per ragioni storiche in questo caso) un paese molto più giovane. In cui la classe dirigenziale è dominata da trentenni e quarantenni che non posseggono le stesse solide basi e che sono rigidamente inquadrati proprio per prevenire i derapage.

Cosa succederà in Italia una volta passata anche questa bufera?

Le famiglie italiane, già provate da decenni di sacrifici, si troveranno a dover raccogliere i cocci di una nuova recessione. Le giovani coppie porteranno sulle spalle il peso di una difficoltà crescente, in un contesto non certo favorevole. Ma l’Italia ce la farà, come ce l’ha sempre fatta. Con creatività, affezione, determinazione e spirito d’iniziativa. Insomma quel quid in più che garantisce agli italiani una grande riserva di risorse.

Le folgori degli italiani a Parigi

Inutile sottolineare che la frequentazione di certi gruppi facebook di italiani all’estero, oltre a risultare deleteria per la salute mentale, si rivela un’ottima cartina al tornasole delle inquietudini striscianti dei nostri connazionali, gli stessi che non hanno esitato a gridare ‘Je suis Charlie’ dopo gli attentati del gennaio 2015.

Persone naturalmente preoccupate dalle costanti notizie provenienti dai media e (più spesso) dai social italiani.

Numerosi i post che tacciano di immobilismo incosciente il governo francese.

Innumerevoli le teorie complottistiche riportate.

Lunghissimi i flame alimentati (solo in misura inferiore) dai troll, per la maggior parte da chi nutre sincera inquietudine e anche da polemici malati di protagonismo. Molto spesso chi scrive semplicemente non ha ancora preso atto del contesto sociale francese e integrato la differenza.

In ogni caso la scuola italiana di Parigi è stata chiusa per decisione consolare, numerosi sono gli appelli dei professionisti italiani operanti nel settore della ricerca, ai quali si è aggiunta la voce allarmante dei corrispondenti delle testate francesi residenti in Italia.

Attraversata da immani fratture sociali, la Francia non è certo un paese sereno. Tende ad isolarsi e a perseguire in un modo di percepire e gestire le cose che dall’esterno può essere considerato come alieno e presuntuoso. Eppure si tratta di un fare estremamente intrinseco.

Chiudere citando Brecht ‘felice il paese che non ha bisogno di eroi’ sarebbe troppo scontato, eppure riflette una certa angoscia da italiana all’estero che non riesco a reprimere.

Che sia un retaggio italico…



Airbnb e la Commissione Europea firmano accordo per la condivisione dei dati

Novità per Airbnb che ha firmato un accordo con la Commissione Europea di grande importanza

Aibnb e le principali piattaforme digitali insieme alla Commissione Europea, hanno raggiunto un importantissimo accordo per la condivisione dei dati. Nello specifico, le amministrazioni potranno a breve averne accesso visionando quelli pubblicati su Eurostat (l’ufficio statistico dell’Ue) per elaborare così delle politiche mirate. Il provvedimento sarà valido in tutta Europa riguardo al comparto degli affitti brevi.

I vantaggi e le curiosità

Grazie alla possibilità di valutare elementi come le notti prenotate e il numero di ospiti accolti dalle piattaforme, le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli, potranno monitorare meglio lo sviluppo di settore e valutare quali strategie studiare per ottenere informazioni e risultati concreti. I dati complessivi saranno assolutamente attendibili e riguarderanno anche gli alloggi per le vacanze. Come ha confermato la stessa Commissione Europea:

Queste informazioni completeranno le statistiche europee che analizzano gli alloggi turistici, forniranno alle autorità statali uno sguardo più ampio sull’evoluzione dell’economia collaborativa e consentiranno di applicare politiche basate su dati concreti

A far da eco alla dichiarazione, anche Chris LehaneSenior Vice President of Global Policy & Communications di Airbnb, il quale ha ribadito:

Questo accordo rappresenta una pietra miliare, oltre a fornire un nuovo strumento per garantire che le città europee dispongano di tutte le informazioni necessarie per regolamentare il fenomeno home sharing in modo efficaceIl nostro impegno vuole essere a lungo termine e siamo convinti che questi dati saranno fondamentali per i governi, e per collaborare ad una regolamentazione utile per tutte le parti coinvolte.

Un annuncio importante, dunque, che segue la lettera indirizzata da Airbnb ai sindaci delle città europee per ricordare le azioni intraprese finora in materia di tassazione, trasparenza e fiducia, e per fornire il proprio sostegno alla creazione di una Authority europea per i servizi digitali.

Informazioni utili

Le statistiche Eurostat sono disponibili qui ed ecco anche la comunicazione diffusa dalla Commissione Europea qui.

Di cosa si occupa Airbnb

Si tratta di una piattaforma globale di viaggio con oltre 7 milioni di proposte di soggiorno in più di 220 paesi e regioni e 40.000 esperienze uniche in oltre 1.000 città. Tramite soluzioni tecnologiche le persone in tutto il mondo possono condividere e mettere a reddito sia i propri immobili, sia le proprie passioni e talenti, a beneficio di un turismo autentico, inclusivo e sostenibile per gli ospiti e le comunità locali.

Tunisia: Testour, un itinerario tra eleganza e stile arabo-andaluso

Testour, un gioiello insospettabile della Tunisia da scoprire entro il 2020

La Tunisia è una terra dai paesaggi variegati e dalla bellezza quasi insospettabile. Al deserto si contrappongono borghi d’arte dal fascino da scoprire e dalla storia secolare. Uno dei luoghi non molto turistici ma degni di nota è, in questo senso, proprio Testour, una cittadina dall’anima arabo-andalusa a un’ora di strada da Tunisi.

La storia

Testour fu costruita sul sito di Tachulla, antica città dell’Impero romano poi scomparsa nel Medioevo. Fu, dunque, riedificata nel XVII secolo con con pianta a scacchiera, da una popolazione di musulmani ed ebrei in fuga dalla Spagna dopo la riconquista cristiana. I meravigliosi segni della loro cultura si notano anche adesso, ma il passato locale continuò con i primi Andalusi che si stabilirono nel quartiere situato tra la grande strada intermedia ed il fiume Medjerda dove poi è sorta la Grande Moschea. 

I monumenti

Chi osserva da lontano il minareto della moschea di Testour, avrà l’impressione di notare una chiesa con la sua bandierina infilata in un copricapo conico color ardesia. Due stelle di Davide incise sul fianco della sua torre ottagonale raccontano di una felice convivenza tra islam ed ebraismo, mentre i capitelli corinzi supportano il tetto di tegole andaluse che ospitano la sala di preghiera riflettendo architetture frequenti anche in Castiglia, Aragona e Toledo. Interessante è poi il quadrante d’orologio, rimesso in funzione nel 2014. Si tratta, infatti, dell’unico orologio le cui lancette girano in senso inverso. Intorno, l’abbraccio di ulivi e montagne a perdita d’occhio e la possibilità di organizzare passeggiate all’aria aperta. 

Curiosità

Questa regione è famosa per la lavorazione di prodotti lattiero-caseari, con formaggi particolarmente apprezzati. Testour, inoltre, è strettamente legata al Malouf, genere musicale ereditato dai deportati moreschi che conserva sonorità andaluse. Per maggiori informazioni sulle località visitate il sito www.tunisiaturismo.it.

Photo Credit: Wikipedia su Wikimedia Commons

Un pub a tema Harry Potter arriva in Sicilia

Un pub che ricorda Harry Potter e la Casa del Grifondoro ha da poco aperto in provincia di Catania, in Sicilia

Una location a tema per i fan siciliani, che racconta attraverso immagini e spuntini sfiziosi la storia del maghetto più amato di sempre, ha da poche settimane aperto a Biancavilla, in provincia di Catania (in via Vittorio Emanuele, 301). La saga fantasy di Harry Potter, del resto, non accenna a chiudere il sipario con un successo senza precedenti. Ecco perché se in Suffolk, tramite Airbnb si può addirittura affittare la vera casa dove sono morti i suoi genitori per mano di Voldemort, nella Trinacria ora c’è la Gryffindor Public House con tutti i dettagli di un vero locale all’inglese.

Un pub letterario tra caffè e tisane

All’interno di un vero pub letterario ogni spazio è decorato con frasi, stampe e citazioni della serie. In tutto e per tutto, chi ne varcherà la soglia si ritroverà nel castello di Hogwarts, scuola di magia del libro e del film. La sala è arricchita da poltrone e somiglia alla sala Comune della casa dei Grifondoro, di cui fa parte lo stesso Harry. Il pavimento è coperto con un tappeto rosso e le pareti divise tra drappi e arazzi che richiamano lo stesso Grifondoro e poi al centro l’immancabile camino e delle armature che completano lo scenario.

Cosa ordinare, cosa fare nel pub di Harry Potter

All’interno del pub di Harry Potter ci si può rilassare con un bel libro mentre si sorseggia un caffè, un tè o delle tisane e la sera ci si può sbizzarrire con cocktail e birre alla spine con il nome delle delle pozioni dei maghi di Hogwarts e serviti in ampolle e boccali identici a quelli della pellicola.

A Roma come al Polo: l’aperitivo si organizza nell’igloo

A Roma si beve nell’igloo

Aperitivi e cocktail, a Roma, ora si organizzano nell’Igloo garden, un luogo di ritrovo arricchito da “casette ghiacciate” che renderanno persino più piacevole superare il traffico delle gelide serate piovose della Capitale per un attimo di relax. La nuova apertura riguarda l’area di Ponte Milvio e la novità è ospitata nel giardino di Qvinto Lounge Restaurant Café , dove si possono trascorrere ore spensierate con gli amici in igloo per bere qualcosa o per dedicarsi a una food experience particolare. 

Una moda che spopola

Quella degli ambienti “gelati” dove organizzare per il tempo libero è un trend che va molto negli ultimi anni e adesso ancora di più. Arriva dagli Stati Uniti e dal mondo anglosassone e anche da noi è stato apprezzato con entusiasmo. L’Igloo Garden, dunque, è una vera chicca di Tor di Quinto e del parco locale dove si trova la stessa area verde di Qvinto. I suoi 8 igloo di design possono ospitare fino a sei persone per uno e restano aperti tutto il giorno, dalle 9.30 del mattino alle 2 di notte. All’interno di queste “casette” trasparenti riscaldate, con tanto di arredi e decori a tema si può sorseggiare del vero tè inglese o scegliere uno stuzzichino gourmet con annesso drink.

Viaggi e turismo: il futuro è nelle mani degli assistenti vocali

Il futuro dei viaggi riguarda anche gli assistenti vocali e già oggi sono in prova diverse nuove tecnologie che faciliteranno la vita dei turisti

Il futuro è un concetto da (re)inventare giorno dopo giorno e, nei prossimi anni, la novità più probabile e importante sembra essere affidata completamente agli assistenti vocali, per un migliore trattamento ai clienti. Insomma, interagire con i nostri dispositivi elettronici sarà sempre più facile e già adesso con prodotti come Siri di Apple, Google Home, Amazon Alexa e Cortana di Microsoft, la tecnologia di questo genere è un argomento di cui si parla ogni giorno. Ancor di più nel settore dei viaggi. Tuttavia, molto c’è da fare e, attualmente, non sarebbe possibile una gestione totale della partenza. Una riflessione che ha condiviso Arthur Chapin, Senior Vice President e Chief Product Officer di Expedia Group questa, e che lancia nuovi propositi e possibilità in tema di facilitazioni durante un soggiorno fuori.

Il futuro degli assistenti vocali è già cominciato

Esistono già ora dei dispositivi che offrono dei vantaggi nella vita quotidiana delle persone: dalla possibilità di regolare le tende a quella di accendere le luci o rispondere a domande sugli hotel. Ancora però c’è molto da fare. Insomma, gli assistenti virtuali intelligenti sono una soluzione per dare informazioni sulla struttura e rispondere alle richieste degli ospiti e migliorare la comunicazione tra hotel e clienti.

I reali vantaggi alle strutture

Per i proprietari dei vari brand più o meno famosi, il cambiamento in meglio è innegabile perché in poco tempo riescono a scoprire le richieste e i desideri più frequenti degli ospiti. Ecco, dunque, che si può perfezionare l’offerta e soddisfare le necessità più importanti per migliorare il trattamento riservato a chi prenota. Altrettanto certo è che non tutti sono favorevoli a queste new entry,ritenute come applicazioni fredde e fallibili. Timori che non vanno sottovalutati per il totale comfort di chiunque prenoti un albergo e la relativa protezione dei dati. Nello specifico, comunque, Expedia Group ha investito nella piattaforma ALICE per aiutare gli hotel a soddisfare le richieste degli ospiti e gestire gli aspetti amministrativi. Per farla funzionare al meglio, comunque, servono degli investimenti tecnologici con un team di assistenza che installi ed esegua la manutenzione dell’hardware, persone che sviluppino le funzionalità e un modo per monitorare le prestazioni e il livello di soddisfazione. In più, qualsiasi tecnologia deve essere intuitiva e facile da utilizzare. Insomma, come conferma Arthur Chapin: Le potenzialità sono enormi tanto per il front-office quanto per il back-office. Nel primo caso, gli effetti della rivoluzione tecnologica sono già evidenti: molti hotel utilizzano check-in digitale e serrature delle camere senza chiave in modo da lasciare più tempo agli addetti alla reception per rispondere alle domande degli ospiti. In futuro potremmo vedere sempre più compiti amministrativi lasciati alle macchine, così che gli addetti possano dedicarsi ad attività di concierge e risoluzione problemi.Tuttavia, credo che i cambiamenti più grandi si vedranno nel back-office: gli assistenti vocali potrebbero diventare un servizio di supporto clienti direttamente in stanza”.

Un servizio migliore e più veloce

In ogni caso, è sempre bene concentrarsi sugli aspetti che risolvono i problemi reali di colui che viaggia e, a tal proposito, continua: ” Gli assistenti vocali sono ottimi per richieste transazionali come ottenere degli asciugamani extra o far sapere agli addetti che la stanza deve essere pulita: operazioni che non hanno bisogno di interazione umana. Automatizzare queste richieste di routine può eliminare gli elementi di disturbo e ridurre la possibilità di errore. Ma non solo: oltre a migliorare l’efficienza, permette al personale di concentrarsi su situazioni che richiedono empatia o competenze specifiche.Un altro aspetto interessante di questi dispositivi è che molti possono gestire richieste in più lingue. È una caratteristica da impostare a monte, ma se fatto a dovere permette ai viaggiatori di comunicare con l’hotel e ottenere informazioni senza bisogno di traduzione. È un vantaggio che può davvero trasformare l’esperienza cliente: abbattere le barriere linguistiche consente alle strutture di risolvere situazioni che altrimenti non sarebbero in grado di affrontare con il solo personale in servizio. Si viaggia per vivere un’esperienza personale indimenticabile, per questo non credo che gli assistenti virtuali sostituiranno gli esseri umani a breve”.

L’invasione degli scooter elettrici: il futuro delle città è il monopattino

Li ho provati personalmente. Ed è stato subito amore. Vi racconto tutto (pro e contro).

Torno ora da Parigi.

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Ci vado spesso, ma con intervalli abbastanza lunghi per notare i suoi costanti cambiamenti . Così ogni volta ci sono aspetti innovativi che vivo in primo persona.

Fra le varie cose quest’anno (ma sono arrivati nell’estate del 2018, a Londra anche prima) non ho potuto non essere letteralmente “investito” dall’invasione de Le scooter, che in francese sono i monopattini. Elettrici.

Per lo più (ed è questa la vera notizia) sono sharing, ma a differenza del Velib’ (il servizio di bike sharing parigino, unico) sono divisi in diverse società, soprattutto americane, ognuna con i suoi mezzi, ognuna con la sua app.

Poteva quindi un fanatico del traffico alternativo,  quale il sottoscritto, non mettersi alla prova su questi piccoli gioielli dello spostamento ecologico?

Bird Scooter

Ebbene, ne sono rimasto totalmente sedotto.

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Limes, Bird, Voi, Flash (credo tedesca) . Ce ne sono un mucchio. Perfino troppi. Facilissimi da usare, facili da trovare, utilissimi. App semplici, intuitive, che godono del roaming europeo. Grazie anche i sistemi di pagamento moderni. Sempre più funzionali. Altro che quelle macchinose iscrizioni già con carta di credito anche dei primi bike sharing.

Insomma: il futuro.

Metteteci che Parigi è praticamente tutta piatta, asfaltata quasi ovunque, con ciclabili già perfettamente funzionanti. Occorre altro per capire che si sono completamente impadroniti della città?

Non è un caso che questi skateboard per borghesucci, quali siamo noi tutti, sbarchino dallo Zio Tom. Da quelle parti lo stanno capendo. Il traffico cittadino, quello centrale, delle metropoli popolose non può più appoggiarsi ai vecchi mezzi di spostamento. Parigi ha una metropolitana meravigliosa, taxi, uber, car sharing, bike sharing, motorino sharing, eppure soffoca. Nelle ore di punta, nonostante una viabilità, anche urbana, nettamente superiore alle nostre, resta imbottigliata. Sono in troppi. Per non parlare dell’inquinamento.

Così la possibilità di prendere al volo un mezzo leggero, rapido, facile e pulito come il monopattino fa bingo. Non solo. Il suo fascino è che resti in superficie. Ti godi la città. Vai dove vuoi tu. Senza fermate, caschi e segnaletica da rispettare.

Poesia.

Ok, abbiamo elencato i pregi. Affrontiamo anche i contro. Pochi, ma ci sono.

Intanto occorre ovviamente una regolamentazione. Per ora c’è troppa anarchia. Gioiosa e rivoluzionaria, ma anche terribilmente pericolosa. Non essendoci regole gli scooter viaggiano, con una certa velocità, in ogni direzione. Come le biciclette ma più acceleranti. Il fatto è che sono più silenziosi, meno ingombranti e quindi potenzialmente invisibili. Il rischio incidente è alto, sia con gli altri mezzi, sia con i pedoni.

Il casco è consigliato, ma non obbligatorio. Soltanto i maggiorenni che possiedono una patente di guida potranno noleggiare i monopattini. Ma chi controlla? Credo che siano omologati per un singolo viaggiatore, ma ne vedi spesso due, magari con i bambini, perfino in 3.

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Non ci sono postazioni. Così ognuno li lascia dove preferisce. Sempre in teoria non dovresti circolare sui marciapiedi, ma è lì che ne trovi la gran parte. Un sistema geolocalizzante prova a vietare certe zone, ma come da noi per il car sharing viene facilmente aggirato. La qual cosa comporta un bel caos per i pedoni.

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Infine, ma questo per me non è un contro, solo una necessità (almeno iniziale): sono piuttosto cari. Del resto, chi preferisce prendere un mezzo per evitare un paio di km a piedi è giusto che paghi. Salato pure. Diverso è adoperarlo bene. Considerando che ha circa 32 chilometri di autonomia e può viaggiare ad una velocità massima di 24 chilometri all’ora.

Come detto la quasi totalità è ancora sharing, ma sono tanti i parigini che se ne comprano uno privato. Perché ottimizzi la spesa. Infatti da Fnac sono i protagonisti in esposizione.

Ora. Le domande che so vi state facendo da inizio post:

Quando arriveranno in Italia? Che fine farebbero a Roma? Tutti nel Tevere? Come dovrebbe essere per sopportare il manto (?) romano? Come fare per investirci? Come sognare di non perdere anche questo treno?

Francamente sono scettico, anche per colpa dell’attuale stato in cui versa Roma.

Pensate che un tassista francese mi ha detto che ce ne saranno fino a 40mila. Ve lo immaginate qui?

Ma chi lo sa. Il futuro alla fine arriva.

Intanto ecco la nostra storia parigina su instagram, sugli scooter elettrici. come vedete abbiamo fatto davvero “i ritals”…

https://www.instagram.com/stories/highlights/17898686731314641/

Francia 2019: un anno ricco di eventi, celebrazioni e sorprese

Questo è un anno speciale per la Francia, tra celebrazioni e ricorrenze importanti: scopri quali

Non solo eventi a tema, ma soprattutto diverse ricorrenze che vanno celebrate al meglio: la Francia, in questo 2019 ha tanti assi da giocare e, regione per regione, presenta le sue novità. C’è tutto il tempo, dunque, per cercare un volo low cost e prenotare anche un lungo weekend in questo Paese tanto vicino a noi, quanto ricco di attrazioni, paesaggi e sorprese. Dall’Alsazia, alla Normandia, fino alla Valle della Loira, ogni mese è un ricco calendario carico di appuntamenti per tutti i gusti ed esigenze.

Eventi Francia: cosa non perdere

Alsazia

  • La Festa di Primavera a Colmar: dal 4 al 22 aprile, per il nono anno, la città celebrerà questo periodo con due mercati (di Pasqua e di Primavera) e tre esposizioni con vendita delle creazioni artigianali più belle del luogo e con il Festival di Musica e Cultura, tra concerti jazz e proposte classiche.
  • Slowup sulla Strada dei Vini: il 2 giugno 2019, ricorrerà la settima edizione di questa giornata di festa, sport e gusto con un percorso di 31 km lungo la ciclabile dei vigneti fra Sélestat, Chatenois e Bergheim.

Normandia

  • L’evento più importante, sarà quello del 75esimo anniversario dello sbarco e della battaglia di Normandia. Tutta l’area, dunque, si mobiliterà per ricordare quei momenti storici e, da marzo ad agosto, saranno numerosi gli appuntamenti.. Tra questi ci saranno l’illuminazione della costa con fuochi d’artificio sincronizzati, pic-nic gigante sulla spiaggia di Omana Beach, lancio con il paracadute di centinaia di militari su Sainte-Mère-Eglise e molto altro ancora.
  • Proprio quest’anno, tra l’altro, l’Armada (uno dei più grandi raduni marittimi del mondo), celebrerà i suoi trenta anni con visite guidate, fuochi d’artificio tutte le sere e workshop a tema.

Bretagna

  • Festival Interceltico di Lorient dal 2 all’11 agosto
  • Festival di Fotografia di La Gacilly
  • La Settimana del Golfo 2019, con la decima edizione del raduno biennale di oltre un migliaio di imbarcazioni provenienti da tutta Europa

Centro-Valle della Loira

Qui si festeggiano i 500 anni del Rinascimento e, tra gli altri incontri, ci saranno tre mostre speciali: Bouteille à la Mer/Message in a bottle sui cambiamenti climatici, Le portrait impossible sui ritratti vietati e mascherati dalla storia dell’arte e Il gabinetto di curiosità artigianali. A Bourges, dopo venti anni, arriva una nuovissima versione delle Nuits Lumiere con un rinnovato percorso luminoso.

Altre curiosità da segnare in agenda

  • Bordeaux con la Cité du Vin e un percorso permanente immersivo e sensoriale esteso su tremila metri quadrati e 19 spazi tematici.
  • Nimes, il Museo della Romanità e la mostra temporanea dal titolo”Pompei, storia di un salvataggio”.
  • Festival d’Aix en Provence, dal 3 al 22 luglio: l’appuntamento di opera e musica classica, è stato creato nel 1948 ed è considerato tra i più importanti d’Europa, con un occhio a Mozart.
  • Saint Tropez e la baia di Pampelonne con le sue spiagge mitiche: saranno ridotti gli stabilimenti balneari, per dare più spazio ai litorali e alla loro bellezza.

 

 

 

 

Fuga romantica a Marrakech: San Valentino speciale a La Mamounia

Una vacanza a Marrakech dedicata al relax, ai trattamenti benessere e all’eleganza a La Mamouinia, uno degli hotel più interessanti del mondo

Relax, lusso e bellezza: La Mamounia di Marrakech accoglie il visitatore tra architetture tipiche e atmosfere raffinate che ben si sposano con il contesto orientale del Marocco. Un’occasione speciale per trascorrere anche un semplice lungo weekend, durante il quale perdersi tra i profumi e i colori del souk e la splendida piazza Jemaa el Fna. E tra una passeggiata e l’altra, con tanto di immancabile shopping locale, è tra gli ambienti dell’hotel che si può continuare un soggiorno da favola. Niente di meglio per la festa di San Valentino in arrivo, per un 14 febbraio super romantico magari con qualche trattamento nella Spa, acclamata in tutto il mondo. D’obbligo assaggiare il meglio della cucina del posto, del resto nessun viaggio può dirsi completo se non si conoscono le tradizioni delle massaie tra i fornelli.

Un pacchetto speciale per gli innamorati

Mancano pochi giorni al giorno preferito dalle coppie e con un last minute online si può volare in questa splendida città, scegliendo l’offerta dell’hotel La Mamounia,  con la “Escapade Romantique” che ha inizio con uno speciale welcome in aeroporto e trasferimento privato a bordo di una Jaguar Daimler o di un Range Rover. Nel pacchetto è compreso un soggiorno minimo di 3 notti in camera Deluxe, all’arrivo gli ospiti troveranno una bottiglia di champagne Ruinart Brut, prima di iniziare il tour tra le tante attrazioni dell’albergo. In più, è inclusa una colazione e un pranzo a bordo piscina, presso il ristorante casual Le Pavillon de la Piscine. La Spa è una delle vere sorprese, in particolare con un rituale “Royal Hammam” di 120’ in esclusiva per due. Per cominciare, si parte con l’applicazione del sapone nero, ideale per purificare viso e corpo, per poi procedere con uno scrub delicato e un massaggio tradizionale. Ma non è finita qui: tra le coccole romantiche si può prevedere un cocktail per due alla galleria d’arte del Jardin Majorelle seguito da cena à la carte presso il ristorante L’Italien par Don Alfonso. E, la sera di San Valentino, si cena a lume di candela presso il ristorante Le Français, tra palme, banani e bounganville bianche. Prezzo a partire da 10.385 MAD a notte (circa 920 Eur) per 2 persone in camera Deluxe.

Relax alternativo

Non incluso nel pacchetto ma assolutamente speciale è il trattamento “L’Universe Couple”, una fitness class di coppia guidata da un personal trainer esperto. Alla fine del programma è previsto un momento relax nella Jacuzzi e un cocktail alla frutta. Tutti i giorni dalle 10:00 alle 14:00, a partire da 3000 MAD a coppia (circa 265 Eur).

I segreti de La Mamounia

Dal 2009, anno in cui ha riaperto dopo un’ attenta ristrutturazione guidata dall’interior design Jacques Garcia, l’elegante hotel si presenta con 35 camere, 71 suite (tra cui sei Signature Suites) e tre Riad, ciascuno con tre camere da letto, saloni marocchini e una terrazza privata a cui si aggiunge la piscina. Questo e altri dettagli da scoprire direttamente in loco, lo hanno reso uno degli alberghi più amati al mondo sin dalla sua prima apertura, avvenuta nel lontano 1923.

 

 

 

 

 

Turismo Enogastronomico Italiano 2019, un settore che continua a volare

L’Enogastronomia, in Italia, è un settore in costante crescita che interessa i turisti stranieri ma, ancora di più, gli italiani stessi che vogliono scoprire il meglio della Penisola

I dati parlano chiaro: il nostro territorio è un mix indissolubile di capolavori artistici e monumentali e di buon cibo. Lo sanno bene i turisti che scelgono la destinazione, assolutamente certi che la vacanza passerà anche da ottime pietanze e deliziosi vini, permettendo al settore di continuare a volare attestandosi su un più 48 per cento. Sono i risultati del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2019, appena presentato a Milano e in grado di fornire numeri dettagliati sulla domanda e sull’offerta di un argomento che non conosce crisi. 

Identità, qualità e ricercatezza

Lo Stivale viene, dunque, letteralmente identificato con un Paese dall’alta connotazione “gourmet”, tanto da muovere i viaggiatori incuriositi e conquistati dalle proposte culinarie. La ricerca alla base di un dato ormai certo è stata resa nota all’interno della sede del Touring Club Italiano, a rivelare le principali tendenze degli ultimi mesi che fanno ben sperare nel clima teso di una recessione imperante. Nella seconda edizione dell’iniziativa, la supervisione è stata affidata alla World Food Travel e all’Università degli studi di Bergamo. In più, ha avuto il patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, Federculture, ISMEA, Fondazione Qualivita e Touring Club Italiano, più la precedente collaborazione di docenti di Università italiane ed esperti del settore. Il cibo in Italia, insomma, viene raccontato in mille modi attraverso le opportunità rappresentate dai differenti paesaggi e dalle altrettante suggestioni visive. Una porta d’accesso privilegiata  che avvicina alla nostra cultura e alle nostre tradizioni. Dall’agricoltura, ai prodotti alimentati, alle abitudini enogastronomiche, si giunge insomma all’economia e al turismo. 

Il turismo enogastronomico, che cos’è?

Sia gli stranieri che gli italiani in giro nella Penisola, oggi hanno la consapevolezza che il motore che racconta i luoghi non può prescindere dalle esperienze legate al cibo, al vino e alle abitudini tra i fornelli del territorio nazionale. Il turista di questo tipo arriva molto spesso da altre regioni e si sposta in coppia. Molto più spesso giunge dal sud e l’età è variabile, ma riguarda soprattutto i nati tra il 1965 e il 1980. Tra le attività più richieste ci sono le visite ai mercati, ai ristoranti storici, alle aziende agricole e poi alle cantine. Aumentano, ancora, le richieste di tour a fabbriche di cioccolato e pastifici e si preferiscono itinerari già organizzati, meglio se da agenzie specializzate. 

Gli italiani e il turismo enogastronomico

Di solito prediligono l’Italia stessa, ma se devono spostarsi preferiscono Spagna e Francia, Parigi, Barcellona e Madrid. Da noi tra le regioni più richieste, ci sono Sicilia, Toscana ed Emilia Romagna e le città di Napoli, Roma Firenze. Gli stranieri, invece, si dirigono soprattutto in Toscana e Piemonte. Se è vero che manca un museo a tema che esalti le nostre meraviglie culinarie, tra le eccellenze si possono nominare 825 prodotti a Indicazione Geografica, 5056 prodotti agroalimentari tradizionali, quasi 335mila imprese di ristorazione, oltre 23mila agriturismi, 114 musei tematici legati al gusto, 173 strade del vino e dei sapori.