Minorca alla scoperta dell’anima piccola delle Baleari

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Eccomi all’appello, per il blogtour di Minorca andato “in onda” anche su Facebook e Twitter via @Rondoner e #MyVuelingCity), perché se c’è un difetto (l’unico credo) su questa isola meravigliosa, è che i wi-fi (ui-fi come dicono qui) non sono facilissimi da trovare. Soprattutto se si gira molto.

Indispensabili dritte logistiche

Sono atterrato a Minorca la sera di sabato. L’aeroporto si trova nella parte meridionale, molto vicino anche al mio albergo, che è a S’Algar, proprio sopra le spiagge più turistiche dell’isola. Il primo consiglio che posso dare è quello di noleggiare subito una macchina. Minorca non è piccola, e i trasferimenti in bus non sembrano funzionalissimi, se volete girarvela bene dovete avere un mezzo proprio. Una moto va benissimo, anche la bicicletta, ma serve più tempo.

Il lato sud tra scempi edilizi e delizie paesaggistiche un po’ artificiali

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Allora. Mi sono avventurato subito sul lato sud. Come detto, le spiagge in questa parte sono molto belle, ma anche piuttosto frequentate. E l’edilizia turistica non sempre ha rispettato la cornice naturale del luogo.

In ogni caso muovendomi all’alba ho potuto godere praticamente da solo Playa de Punta Prima, Cala de Biniancolla e Cala Binibeca, il Poblat de Pescadors (Binibeca Vell) è particolare per lo stile bianchissimo del villaggio. Un po’ artificiale, ma con un mini porticciolo delizioso.

Proseguendo ho incontrato Cala d’Es Canutells, Cales Coves e la magnifica Cala’n Porter, probabilmente la baia più affascinante della costa. Il colore dell’acqua dall’alto dei mirador, è incredibile. Non ho tempo per visitare la grande grotta (Cova d’en Xoroi) che tutti mi dicono unica nel suo genere.

Il sito archeologico di Torre d’en Galmés

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Si riparte. Bisogna tornare nell’entroterra per raggiungere le altre spiagge, così ho tempo di fare una scarpinata in uno dei tanti siti preistorici dell’isola. Torre d’en Galmés. Come la Sardegna (i nuraghi) infatti, Minorca conserva diverse strutture megalitiche. Periodo talaiotico, che deriva proprio dai talayot, cioè queste strutture di pietra, che insieme ai taula e le navetas fanno un grande patrimonio archeologico.

Un Beach Blogger alle prese con il litorale più lungo dell’isola

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Ma è tempo di tornare alle spiagge, ormai sono un Beach Blogger. Scendo fino a San Bou, il litorale più lungo dell’isola. Una spettacolare striscia di sabbia bianca di 3 km, rovinata da una orrenda struttura alberghiera ad est. L’acqua, guardate nelle foto della galleria, è turchese e trasparente.

Quasi accanto a San Bou c’è Sant Tomàs, con una serie di cale, una più bella dell’altra. Vegetazione che arriva fino alla costa, rocce rosse, spiagge bianche, acqua azzurra. Manca solo Battisti. Non ce la faccio e cedo al primo bagno. Divino.

Mi sono spinto il più possibile sul camin de ronda che parte dalla prima spiaggia. Così mi accorgo finalmente che sono circondato da nudisti. In effetti si incontrano su tutta l’isola. Di tutte l’età. Insieme a normalissimi natanti in costume, tante famiglie e una miriade di bambini. Nessuno si pesta i piedi, o si scandalizza. Se esiste il paradiso, assomiglia dannatamente a questo posto.

Avventura dal coche alle onde

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Dopo essermi asciugato, mio malgrado, contro il canto delle sirene spagnole che mi farebbe piantare una tenda per rimanere a vivere qui, mi rimetto nel coche (ora ho capito perché la chiamano così, qui, la macchina, perché quando la lasci al sole, poi “ce poi coce”… ).
Devo scoprire ancora più posti “inesplorati”, manco fossi Indiana Jones, ma questa è una gara, è sicuramente i miei rivali blogger hanno fatto altrettanto.

Così arrivo a Cala Santa Galdana. Amena località dalle acque turchesi stuprata da albergoni e stabilimenti.
Qui decido che la cosa migliore è prendere una barca, uno dei tanti tour che ti permette di spiare spiaggette e cale altrimenti irraggiungibili, a meno di non essere Rambo braccato dai vietkong. Opto per un giretto di tre ore circa. La compagnia si chiama “Amigo’s”. Una “Gloss Bottom Boat” che di gloss bottom, ha solo un finestrino accanto ai motori, per cui vedi solo gli spruzzi. Costo 15 euro. Si può fare.

Scelta quanto mai azzeccata. Ho la possibilità di ammirare dal mare luoghi incantevoli, come Cala Fustam, Cala Escorsxada, l’arco naturale con la leggenda sul veliero pirata nascosto, Cala Mitjana, la bella Cala’n Turqueta e le famose Cala Macarella e Cala Maccarelleta, prese un po’ troppo d’assalto da barche e yacht. Faranno trendy per i nudisti?

Il bagno ce lo fanno fare nella deliziosa Cala Trebalùger, con tanto di scivolo che non sai dove ti spara. Mentre torniamo ci offrono un ignobile gin lemon in gazzosa con una divertente bottiglia a goccia. Capisco che è una tradizione, ma viene il mal di mare.

Folklore e tradizioni locali a Ciutadella

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In realtà la tradizione la scoprirò in serata, quando arrivo a Ciutadella, la seconda città di Minorca, opposta anche geograficamente a Maò, che è la capitale, e che visiterò oggi stesso.

Il 24 giugno è infatti San Giovanni. E qui è festa del paese, per il patrono San Juan de Ciudadel. Lo intuisco subito perché incontro diversi caballeros a cavallo, tutti eleganti, cavallo compreso. Fiumi di questa bevanda piovono sul pittoresco paesino dai palazzi eleganti che diventa una sorta di grande arena per il passaggio dei cavalli, sono troppo stanco per assistere ai vari spettacoli, mi accontento di andare contro corrente rispetto alla folla, e infine mi siedo al ristorante, l’ottimo e antico S’Amarador. Ho voglia di assaggiare il piatto tipico: la caldereta de llagosta.

Una zuppa di stufato d’aragosta da assoporare col pane. Mi dispiace per il povero animale che ti viene mostrato fieramente vivo. Ma il sapore è eccezionale. Nella notte fuggo dal porto ormai assediato dalla gente per il passaggio dei cavalieri e dei tifosi italiani come me… Sopra di me nemmeno una stella cadente, ma un manto trapuntato di luci, si vede nitidamente la Via Lattea. Quasi quasi mi fermo qui, nel silenzio e mi perdo nella pace.

Ricominciare dal Nord passando per il centro

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Una nuova giornata a Minorca. La caccia continua. Questa volta mi sono impegnato a cercare veramente i punti più inesplorati. Come mi era stato richiesto dal blogging challenge Vueling Loves Islands. Così dopo aver setacciato il lato meridionale dell’isola, quello probabilmente più turistico, mi sono diretto a Nord.

Attraversando Minorca in diagonale mi accorgo che la vegetazione cambia spostandomi a settentrione. L’isola è comunque molto verde, ma qui particolarmente. E’ buffo vedere casali di campagna bianchissimi, in mezzo a balle di fieno, mucche al pascolo e palme lussureggianti.

In breve tempo sono a Fornells, paesino centrale della costa settentrionale, nel cui golfo spopolano scuole di vela e piccole regate. Il villaggio è grazioso e sereno, a misura del turista in cerca di pace. Trovo un wi-fi, giro qualche foto per #MyVuelingCity o su Facebook. Ma è già tempo di ripartire. Direzione Cap de Cavalleria. Il punto più a nord dell’isola.

Ritorno alla Natura

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Mentre salgo, la costa si fa brulla, rocciosa. Sabbie rosse e prati verdi che sembrano di alta montagna. Il mare è sempre più blu. Vorrei essere Gauguin per dipingere questi orizzonti. Ci provo con la macchina fotografica. Ma non sono bravo. Quando sono quasi al faro di Es Cobròmbol mi accorgo sulla mia sinistra di una piccola insenatura. Esco dalla strada e scendo per uno stradino di sassi arancioni.

Faccio benissimo. C’è una piccola baia che sembra una piscina naturale. Tre spiagge in mezzo a scogli scuri. Una, la più piccola è finalmente il mio angolo privatissimo di paradiso. Non posso farne a meno, mi spoglio totalmente. Nudista alla meta. Anche io.

Gli unici poveri testimoni di questa epifania naturista sono dei simpaticissimi abitanti del luogo. Ci sono solo capre con me! Allegre e affatto in difficoltà sugli scogli taglienti. Mi guardano tolleranti anche se io pretendo di essere Colombo che bacia la battigia. Che posto fantastico, voglio rimanere qui…

Gita al faro

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Invece il dovere (ne esiste uno più piacevole?) mi chiama. Raggiungo il faro. Guardo Fornells dal promontorio. C’è un gran vento. E torno indietro. Sulla via del ritorno mi fermo però alla spiaggia più famosa della zona. Platja de Cavallerìa (notate che uso sempre il catalano, qui ne fanno un vangelo). Uno stradino rosso fuoco scende fino ad una terrazza che si affaccia su questa mezza luna tropicale. Strepitosa. Ma c’è “troppa” gente per me, ormai mi sono abituato all’incontaminato…

Alla destra della playa c’è una cala anche più bella. Cala Torta. Ditemi voi se non sembra barriera corallina quella. Dall’alto ho la sensazione di essere alle Hawaii, ma senza 24 ore di fuso sulle spalle.

Passaggio a nord-est, con il rimpianto dell’Occidente

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Mi rimetto in macchina, ho ancora 3,4 ore prima di andare a prendere il mio volo di rientro che parte in serata da Maò per Barcellona. Così decido di puntare a nord est. Mi dispiace per quello che non potrò vedere alla mia sinistra, gli abitanti dell’isola mi avevano consigliato Cala del Pilar e Cala Algairen, prima di arrivare alla famosissima Cala Morell. Ma non avrei mai il tempo per camminare tanto. Peccato. Ne ho perso troppo corteggiando le capre…

Scendendo in senso orario verso sud, ci sono ancora punti deliziosi, come Cova des Vell Marì o l’Arsenal Son Saura. Ma io vado all’altro faro, nemmeno fossi in gita con Virginia Woolf. Eccomi così a Cap Fevarritx. Luogo insolito e lunare. Rocce scure, piatte, su una lingua di pietra sferzata dal mare. Cala Presili è la più bella, ma tutta la zona è molto selvaggia e suggestiva.

Addio all’isola

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Ora il mio tour è proprio terminato. Mi rimane solo Maò che visito in fretta e furia dopo un pieno di cervesa ghiacciata. Bellino, pulito ma onestamente Ciutadella, pur in quell’allegro caos, mi è sembrata migliore.

Riesco a consegnare la macchina. Con 40 euro al giorno non è il massimo del risparmio. Ma se stai una settimana conviene di più. M’imbarco al volo. Vueling vuole sorprendermi, sempre in orario, stavolta addirittura in anticipo. Sempre allo stesso posto. L’ottimo finestrino del 4a. Anche a Barcellona per Roma, lo ammetto senza ricatti di marketing. Controllate quei voli.

Che dire ancora? E’ stata un’esperienza straordinaria. Ho scoperto un’isola di cui mi sono perdutamente innamorato, e nella quale tornerò al più presto.

Testo e Foto © By RondoneR

Già su travelblog.it

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